Leucoplachia e carcinoma: parte uno studio in Italia per valutare due approcci clinici

Ha preso avvio il 25 febbraio uno studio randomizzato in parallelo che coinvolgerà 120 pazienti affetti da leucoplachia, una lesione talvolta precancerosa del cavo orale.

È infatti obiettivo dei due principal investigator del progetto, i professori Paolo Arduino dell’Università di Torino e Giovanni Lodi dell’Università di Milano, quantificare l’efficacia del trattamento chirurgico della leucoplachia orale nella prevenzione della potenziale degenerazione neoplastica: il carcinoma a cellule squamose del cavo orale.

“La percentuale di insorgenza del tumore a partire dalla leucoplachia – spiega il professor Lodi – non è semplice da stimare, poiché i dati a disposizione non definiscono un quadro epidemiologico chiaro”. Al momento sono possibili due approcci: intervenire chirurgicamente oppure monitorare l’evoluzione della malattia e agire tempestivamente qualora si sviluppasse la neoplasia. “Sono stati utilizzati trattamenti medici, sia topici che sistemici, tuttavia non hanno mostrato efficacia nella riduzione del rischio di sviluppare il cancro”.

Lo studio, della durata totale di 5 anni, prevede di confrontare il trattamento chirurgico con l’approccio “aspetta e osserva”, ossia il semplice monitoraggio dell’evoluzione della malattia e l’immediato intervento qualora si la neoplasia insorga.

Si tratta della prima indagine che propone un confronto tra due approcci sia per la leucoplachia in forma displastica che per quella in forma non displastica.

I pazienti sono quindi suddivisi in due gruppi. Per il gruppo sottoposto al trattamento chirurgico, la procedura prevede l’escissione della lesione attraverso lama chirurgica o laser, una visita a 14 giorni per la guarigione della ferita, una seguente a 30 giorni per presentare l’esame istopatologico, e in seguito un follow-up ogni 3-6 mesi. Al gruppo “aspetta e osserva”, invece, non sarà effettuato l’intervento, verrà garantito però il medesimo follow-up e una biopsia della lesione ogni 4 visite di controllo.

Criteri di inclusione La diagnosi di OL deve essere confermata mediante biopsia diagnostica per incisione e successiva analisi istopatologica Eta della materia 18 anni o piu Dimensioni delle lesioni 3 cm dimensione l 

L’obiettivo primario dello studio è stimare il numero di pazienti i quali, nei due gruppi, svilupperanno il carcinoma a cellule squamose, sulla base dei follow-up regolari a 3-6 mesi che si protrarranno fino al completamento dei 5 anni (termine dello studio). Gli obiettivi secondari mirano, da un lato, a determinare tra i due gruppi le differenze temporali nel possibile sviluppo della neoplasia dalla leucoplachia preesistente, attraverso la stessa tempistica di screening, e dall’altro a valutare la qualità della vita dei pazienti sottoposti all’intervento chirurgico (in quest’ultimo caso a distanza di 1 mese e di 6 mesi, attraverso Functional Intraoral Glasgow Scale - FIGS).

Al momento i professori non si spingono in previsioni sui possibili risultati a favore dell’una o dell’altra procedura. “La chirurgia – continua il professor Lodi – rimane tradizionalmente il trattamento di elezione ma presenta dei limiti, uno dei quali è relativo al fatto che il rischio più grande della leucoplachia non è la trasformazione della stessa in tumore, bensì l’insorgenza del cancro alla bocca, non necessariamente all’interno della leucoplachia. Invece tutto ciò che la chirurgia può fare è focalizzarsi sulla lesione.”

Lo studio è in fase di reclutamento. Il contatto di riferimento è Giovanni Lodi, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.